“Possiamo mettere in discussione la centralità del lavoro come dato
fondativo della Repubblica? La tutela dei diritti è l'elemento fondamentale
della lotta politica. Senza diritti non c'è cittadinanza, non c'è dignità sociale,
non c'è libertà. Io credo che la sinistra debba ripartire da qui.”
Ascoltare
queste parole di Stefano Rodotà, in una piazza Santissimi Apostoli, a Roma,
gremita di gente e di bandiere rosse, è stata una grandissima emozione.
Le parole di
Rodotà e il discorso fatto da Nichi Vendola poco dopo sono state per noi di
Collettivo 37 fonte di ispirazione e di orgoglio.
C’è una sinistra
che ci crede, che vuole ripartire, che può fare la cosa giusta, che non vuole
morire di berlusconismo e che si batterà, da adesso in poi, per far valere i
diritti civili, come il lavoro, il welfare che parte dal reddito minimo garantito, lo ius soli.
C’è stata tolta la dignità. Riprendiamocela. Non abbassiamo la testa. Ripartiamo dalle nostre idee, dalla nostra volontà di
cambiare. Avere un lavoro, dei desideri, essere felici non devono restare delle
aspirazioni, ma devono tramutarsi in qualcosa di reale, di tangibile, che non
può esserci sottratta in nessun modo.
Da adesso in poi noi di Colletivo 37 cominceremo a fare qualcosa che sia
veramente di sinistra, e partiremo dal nostro territorio, dal nostro Comune di
residenza. Ci sono tante cose che devono cambiare, che si possono migliorare.
La politica, il più delle volte è stata
accusata di astrattismo, di poca concretezza. Bene, noi cercheremo di parlare
nella maniera più semplice possibile, non abuseremo di una retorica ideologica di sinistra che va rivista e cambiata, portata al futuro. Cercheremo di fare meno
chiacchiere e più fatti.
Castel San Giorgio è più di un bene comune. È il posto dove abitiamo,
dove lavoriamo, dove ci sono i nostri affetti, dove cresceranno i nostri figli.
Ma un posto dove non c’è lavoro, dove non ci sono strutture scolastiche
adeguate, dove c’è inquinamento, dove ci sono strade dissestate, dove manca la
cultura con i suoi spazi, non si può chiamare casa.
Riprendiamoci la nostra casa. Facciamo sentire la nostra voce. Facciamo
valere il peso delle nostre idee. Facciamo qualcosa. Qualsiasi cosa. Che sia la
cosa giusta o l’ennesimo buco nell'acqua poco importa. Ciò che conta è uscire
da questo immobilismo, da questo stare fermi a guardare. La crisi è reale: se
qualcosa non comincerà a smuoversi dentro di noi, non andremo da nessuna parte.


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